욥기 6장 Giovanni Diodati Bible (1649)
Giovanni Diodati Bible (1649) · 이탈리아어 · 욥기 (Job) · 30절
- 1 E GIOBBE rispose e disse:
- 2 Fosse pur lo sdegno mio ben pesato, E fosse parimente la mia calamità levata in una bilancia!
- 3 Perciocchè ora sarebbe trovata più pesante che la rena del mare; E però le mie parole vanno all’estremo.
- 4 Perchè le saette dell’Onnipotente sono dentro di me, E lo spirito mio ne beve il veleno; Gli spaventi di Dio sono ordinati in battaglia contro a me.
- 5 L’asino salvatico raglia egli presso all’erba? Il bue mugghia egli presso alla sua pastura?
- 6 Una cosa insipida si mangia ella senza sale? Evvi sapore nella chiara ch’è intorno al torlo dell’uovo?
- 7 Le cose che l’anima mia avrebbe ricusate pur di toccare Sono ora i miei dolorosi cibi.
- 8 Oh! venisse pur quel ch’io chieggio, e concedessemi Iddio quel ch’io aspetto!
- 9 E piacesse a Dio di tritarmi, Di sciorre la sua mano, e di disfarmi!
- 10 Questa sarebbe pure ancora la mia consolazione, Benchè io arda di dolore, e ch’egli non mi risparmi, Che io non ho nascoste le parole del Santo.
- 11 Quale è la mia forza, per isperare? E quale è il termine che mi è posto, per prolungar l’aspettazione dell’anima mia?
- 12 La mia forza è ella come la forza delle pietre? La mia carne è ella di rame?
- 13 Non è egli così che io non ho più alcun ristoro in me? E che ogni modo di sussistere è cacciato lontan da me?
- 14 Benignità dovrebbe essere usata dall’amico inverso colui ch’è tutto strutto; Ma esso ha abbandonato il timor dell’Onnipotente,
- 15 I miei fratelli mi hanno fallito, a guisa di un ruscello, Come rapidi torrenti che trapassano via;
- 16 I quali sono scuri per lo ghiaccio; E sopra cui la neve si ammonzicchia;
- 17 Ma poi, al tempo che corrono, vengono meno, Quando sentono il caldo, spariscono dal luogo loro.
- 18 I sentieri del corso loro si contorcono, Essi si riducono a nulla, e si perdono.
- 19 Le schiere de’ viandanti di Tema li riguardavano, Le carovane di Seba ne aveano presa speranza;
- 20 Ma si vergognano di esservisi fidati; Essendo giunti fin là, sono confusi.
- 21 Perciocchè ora voi siete venuti a niente; Avete veduta la ruina, ed avete avuta paura.
- 22 Vi ho io detto: Datemi, E fate presenti delle vostre facoltà per me?
- 23 E liberatemi di man del nemico, E riscuotetemi di man de’ violenti?
- 24 Insegnatemi, ed io mi tacerò; E ammaestratemi, se pure ho errato in qualche cosa.
- 25 Quanto son potenti le parole di dirittura! E che potrà in esse riprendere alcun di voi?
- 26 Stimate voi che parlare sia convincere? E che i ragionamenti di un uomo che ha perduta ogni speranza non sieno altro che vento?
- 27 E pure ancora voi vi gittate addosso all’orfano, E cercate di far traboccare il vostro amico.
- 28 Ora dunque piacciavi riguardare a me, E se io mento in vostra presenza.
- 29 Deh! ravvedetevi; che non siavi iniquità; Da capo, il dico, ravvedetevi, io son giusto in questo affare.
- 30 Evvi egli iniquità nella mia lingua? Il mio palato non sa egli discerner le cose perverse?
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